Temi e motivi

Il progetto pittorico concepito e perseguito per anni da amato e che si sostanzia nelle sue opere, si caratterizza per l’originalita’ dei temi e per il linguaggio pittorico utilizzato
l’epopea mitica di un’italia contadina e patriarcale. I riti, le magie, le usanze di una cultura analfabeta e immaginosa, di una civilta’ povera e antica che vive, se non nel ricordo diretto, nell’inconscio di tutti noi. Si tratta di un’opera pittorica contemporaneamente tradizionale e moderna, locale e universale, immaginativa e realista:romanzo pittorico totale nella misura in cui descrive in un mondo isolato, la storia dell’umanita’ intera con l’occhio di un pittore contemporaneo dotato di grande talento e stile raffinato.

Il suo progetto non e’ quello di un superuomo che contrasta le avversita’ della natura. Si tratta al contrario, di un percorso indebolito dai dolori e dalle frustrazioni della vita.

E’ una tipica saga, un affresco di molte generazioni che fa da sostegno a una storia complessa e articolata, in cui si riflette il duplice volto lineare e circolare del tempo, in un panorama piu’ vasto che vede avvicendarsi pace e guerra, abbondanza e carestia, evoluzione e involuzione. Questo spazio e’ una realta’ polivalente, dotata di una forte carica simbolica, essa puo’ e vuole rappresentare qualunque villaggio periferico e, piu’ in generale, la provincia, qualunque provincia.Ma anche la storia universale vi e’ allusa, nei suoi cicli e nelle sue parabole, nel suo divenire e permanere, nella sua vicenda biologica di aggregazioni e disgregazioni.
Nelle societa’ tradizionali i contadini, in quanto classe relegata ai margini della storia, non sono attenti a quanto succede alla superficie del tempo, a un divenire storico che non li riguarda: tanto piu’ se questo e’ concepito come sviluppo lineare, come rinnovamento incessante, come progresso irreversibile. I contadini conoscono un altro tempo, quello in cui nulla sostanzialmente cambia, in cui tutto si ripete ( stagioni dell’anno, generazioni, alti e bassi di fortuna, alternarsi del buono e del cattivo raccolto, alternarsi di periodi piovosi e di siccita’, di periodi fertili e periodi sterili, ecc.).
Al favoloso e’ collegato anche il tempo ciclico del romanzo pittorico. In effetti, hanno entrambi per sostegno una percezione contadina dell’accadere inteso come avvicendamento di abbondanza e carestia e come rotazione di una immutabile traiettoria vitale.

Una delle figure emblematiche del racconto, personaggio focale e perno della narrazione e’ il tirannico e dispotico latifondista Ercole Terracina che, destinato a una vita agiata e lussuosa, dovra’ a un certo punto sporcarsi le mani con la storia e fare i conti con quei contadini che spesso ha sfruttato e dileggiato.

Ercole Terracina e’ anche il simbolo delle forze conservatrici, con la concentrazione del potere e il patrimonio di valori bugiardi. E’ un concentrato di tutta la retorica, di tutti gli pseudo-valori esaltati dal potere conservatore, delle formule ipocrite che vengono a galla nei discorsi ufficiali e sono sistematicamente tradite nella pratica.

Nel racconto pittorico, condotto con quell’ottica epico-cavalleresca e leggendaria che caratterizza amato, il narratore parteggia per i vinti, a cui e’ legato da una simpatia e da un legame frutto di una vita di esperienze personali e qui approfondite ed esplorate minuziosamente, percio’ li dipinge come cavalieri senza macchia e senza paura, che combattono per orgoglio, per destino e per affermare quei diritti che dai piu’ gli vengono negati. Essi agiscono non in base ad un crudo calcolo ma ai loro momentanei impulsi, alle loro passioni e debolezze, al loro sogno e immaginazione: da cio’ la loro sconfitta in questo mondo inumano.

Dal quadro Zoran L’illusionista si sprigiona un altro tema importante nella poetica dell’autore. E’ il tema del mago, ciarlatano e inventore, oltre che indovino e taumaturgo.
Il quadro simboleggia il <<prodigio>>, anche per l’ambiente da circo, fiera o di sagra paesana; e’ il luogo dove si danno appuntamento le persone piu’ strane, tutto un mondo variegato e stupefacente, proprio degli antichi pellegrinaggi, vuoi laici che religiosi. L’artista si sente attratto dagli zingari, dagli illusionisti, dai venditori di miracoli, insomma da tutti gli esponenti emblematici di un mondo che non scorre sui binari del grigiore quotidiano. La sua e’ la predilezione per una vita piu’ colorita, piu’ baciata dall’estro, piu’ disponibile all’improvvisazione e all’immaginazione, trova il suo omologo in un concetto di arte come ribalta di magie e protagonismi e in una naturale avversione ad ogni tipo di piattezza narrativa.

Il sortilegio, la magia , il grottesco, l’inimmaginabile, il quotidiano convivono, in una confusione di tempi e di fatti che, presentati in un eterno e ciclico presente, in una voragine di avvenimenti recuperati nella dimensione lirica, lo elevano alla categoria del mito.

L’autore, candido cantastorie dall’infinita capacita’ di trasformare il minimo avvenimento in una storia irripetibile, con grande capacita’ visionaria, ha costruito una metafora suggerita dalla memoria, allo scopo di proporre una visione personale dell’universo antitetico di ragione e superstizione.
Se effettivamente lo spazio immaginativo cui l’artista da’ forma e’ avvertito come luogo dell’immaginazione, con il tempo si va trasformando come luogo della realta’, caratterizzato da quella densita’ che riescono a possedere solo gli spazi naturali quando diventano spazi dell’arte, per trasformarsi infine in luogo mitico, definito e indefinibile, chimerico e tangibile, in cui prende corpo la storia di esseri umani che vivono in maniera terrena i propri limiti e le proprie conquiste, le meschinita’ e le virtu’. Diventa per mano del suo inventore punto di incontro totalizzante, luogo di fondazione mitica del mondo.per mezzo della favola e del meraviglioso e di un linguaggio sempre piu’ preciso e dettagliato, si incrociano li’ arcaismo e modernita’, scienza e arte, delusione e abbandono. La magia ha profonde radici nella realta’ contadina. Il romanzo pittorico di amato rispecchia un ambiente che crede nel miracoloso, nel meraviglioso e nel favoloso.
Il pittore racconta, dipingendo, come se le credenze magiche dei suoi protagonisti fossero realta’ fenomenica, quotidiana e tangibile. Non narra l’incredibile come incredibile, ma come qualcosa di naturale, giacche’ per i personaggi il magico e’ reale. Una cultura contadina, subalterna e arretrata, che ha un senso della realta’ diverso dal nostro, urbano e industriale.

Talora il prodigio ha una forte suggestione simbolica. D’altra parte, in questo universo sganciato dai condizionamenti pressanti di una rigida motivazione realistica, gli stessi eventi soprannaturali non si contrappongono piu’ alla normalita’ con quella forza con cui tale opposizione e’ avvertibile nella pittura realista classica, ma, o non stupiscono nessuno, o destano, passato il primo momento, una sorpresa relativa .
Sembra una favola, ma in realta’ per i personaggi tutto e’ naturale, perche’ per loro ad esempio, la morte e’ una partenza, un viaggio, non metaforico ma letterale, verso un paese sconosciuto nel quale tuttavia abitano i parenti trapassati, ansiosi di comunicare coi vivi.
Da una parte noi saremmo propensi a riconoscere in amato un’inclinazione al realismo magico, una straordinaria forza illusionistica, un genuino istinto all’iperbole poetica. Ma non dobbiamo dimenticare che la magia e’ anche un fatto di cultura, una realta’ sociale.
Molti degli episodi fantastici narrati da amato, sono fenomeni che, in questo mondo patriarcale, specie in provincia, ma anche in citta’, fanno parte dell’esperienza comune o, se si preferisce, dell’auto-suggestione collettiva.

L’autore assume a tratti i modi del cantastorie ed esibisce in alcune opere una parodia delle esagerazioni popolari, per fare di questa cronaca immaginaria uno strumento di critica sociale.
Il senso ciclico del tempo con l’alternarsi di due regimi alimentari, le vacche grasse e le vacche magre, il carnevale e la quaresima, l’eccentricita’ trasgressiva dei personaggi che a volte dimostrano una temerarieta’, una tenacia e un orgoglio che sono proprie dell’epos, l’insofferenza che essi nutrono per ogni cerimonia e affettazione; il sentimento popolare che pervade l’opera, quel culto della “forza straordinaria “, cosi’ radicato nella cultura contadina, ecc. ; a tutto cio’ occorre far riferimento per spiegare, in parte , il mondo iperbolico in cui recitano i suoi personaggi.
Alcuni di questi eroi presentano riconoscibili tratti donchisciotteschi anche perche’ agiscono in ogni caso nel piu’ puro disinteresse. I loro eccessi hanno origine nello sbigottimento dell'<<escluso>> davanti alla supposta superiorita’ di una realta’ sconosciuta. Alcuni dei personaggi che compaiono spesso nei suoi quadri non sono altro che specchio e coscienza di quel che cambia e di quel che resta. Una comunita’ che di tutto si stupisce e s’infervora, bisognosa di un sogno per riempire il proprio vuoto, mitigare il proprio isolamento, compensare il proprio ritardo.
Per un altro verso, pero’, la solitudine di questo mondo fa si’ che sia uno spazio felice e che le sue origini patriarcali configurino una sorta di eta’ dell’oro, quasi un’utopia anarchica, dove vige uno spirito comunitario e c’e’ una grande coesione sociale.

Con il passare del tempo questi valori saranno sostituiti , a poco a poco, con la febbre del progresso e dall’ansia di conoscere l’esterno. Si passa cosi’, dalla chiusura felice alla tormentata apertura, da un’ignoranza tranquilla a un’inquietante conoscenza.
La colonizzazione economica, favorita dai signorotti e latifondisti locali, dara’ vita a un progresso non solo effimero e fasullo ma anche distruttivo che spingera’ fino al massacro e alla repressione dei lavoratori che rivendicano i diritti a loro negati.
Questa storia, nel succedersi e nell’accavallarsi degli episodi, diviene simbolica di quella di tante realta’ contadine italiane, europee e mondiali investite da un miracolo economico che lascera’ alla fine un sottosviluppo piu’ terribile dell’immobilismo originario.

Caratteristica di Amato e’ la grande liberta’ con cui vengono trattati tempo e spazio. Molte opere denotano la stridente coesistenza di tempi diversi, arcaici e contemporanei, in un mondo che mette a contatto questa contraddizione di epoche, connessa col sopravvivere di condizioni di arretratezze spaventose. Un ciclo dell’eterno presente che caratterizza l’opera e la eleva a cosmogonia mitica.
Il paesaggio, i vescovi, i fraticelli, i contadini, i carabinieri, il dittatore, i partigiani e gli infiniti animali sono un espediente per ricostruire una realta’ di inganni e di delirio, contraddittoria e amara come quella che stiamo vivendo nella nostra contemporaneita’.

La sua pittura dotata di potente forza immaginativa e di un forte lirismo e’ metafora di una realta’ contadina universale dove le forze naturali determinano il sapere umano e tracciano il cammino di un’intera comunita’.
La finitudine materiale viene accettata senza mai cadere nella passivita’ o nel nichilismo. Si tratta della gioiosa disperazione dei vinti, che sanno che l’unica vittoria possibile e’ quella dei sensi. La poetica di amato si ribella contro l’insensatezza del mondo contemporaneo che ha abolito i sentimenti trascurando quel patrimonio di valori morali e spirituali che caratterizzano l’uomo.
Quella brulicante umanita’ sa che attraverso il canto, i paesaggi, il continuo e necessario ritorno interiore alle proprie origini, le storie d’amore il sogno e l’intenso rapporto con gli animali riuscira’ a intravedere quella realta’ magica della vita, che sola, merita di essere vissuta.
La reazione dei perdenti pero’ non si fara’ attendere. Si sta gia’ preparando la riscossa dei vinti, ci sono gia’ i segni di un grande movimento clandestino, la protesta cresce e molti finiranno in carcere, ma altri si daranno alla macchia per preparare l’inevitabile guerriglia partigiana contro gli oppressori e i colonizzatori.

I commenti sono chiusi